Archive for Maggio, 2016

Mag 31 2016

Consigli di buon senso per SAT e Comune di Varazze

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Da alcuni giorni sono stati chiusi i cassonetti che ora si aprono solo con le tessere.
Abbiamo però due consigli che vorremmo che SAT leggesse:
1. i sacchetti del biodegradabile non hanno il classico laccetto per chiuderli (come hanno quasi tutti i sacchetti analoghi). E’ vero che si può fare un nodo ma se sono riempiti a metà! Se sono riempiti più di metà la cosa risulta impossibile e dunque come si chiudono?
2. quando si pigia il bottone e si passa la tessera per aprire i cassonetti, nessuna spia luminosa o “bip” segnala che lo sportello è apribile. Ciò determina che spesso convinti che sia stata autorizzata l’apertura, si schiacci con forza sul pedale di apertura a sportellone serrato, con il rischio alla lunga di rompere pedali/sportellone.
Sul primo punto si può facilmente rimediare; sul secondo direi proprio di no….
p.s. cominciano i primi abbandoni di sacchetti in prossimità dei cassonetti di chi non ha o non vuole avere la tessera.

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Mag 30 2016

Le pazzie del “piano casa”. Robe da matti.

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Il noto piano casa approvato dalla Regione sta creando situazioni assurde e rappresenta un rischio grave di cementificazione nelle zone più pregiate.
Cosa sta accadendo alla prova dei fatti?
Il piano casa prevede la possibilità di accorpare metrature di edifici costruiti in zone a rischio idrogeologico e di ricostruire le stesse più un premio del 50% (!) in qualunque altra zona non a rischio idrogeologico. Ecco allora la corsa a comprare vecchi ruderi in zone a rischio idrogeologico (e Varazze c’è solo l’imbarazzo della scelta) magari ad Alpicella o alle Faje e richiedere la costruzione delle stesse volumetrie in centro città o nelle zone più pregiate possibilmente sulla costa aumentate di un ulteriore 50% !
E tutto ciò bypassando i piani regolatori e tutte le normative di tutela! E senza che il Comune possa opporvisi.
Una follia che sta portando una pioggia di richieste di costruzioni nuove in zone pregiate, con progetti anche imponenti che vanno a saturare ancora di più le zone centrali dove ovviamente per ragioni di mercato, si accentrano tutte le attenzioni degli imprenditori.
Alla lunga ciò porterebbe ad una perdita dei valori immobiliari ed ad una ulteriore caos e congestione urbana.
Vi sembra una cosa di buon senso?

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Mag 29 2016

Il paradosso della conversione degli alberghi

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E’ noto che molti proprietari di alberghi ambiscono a trasformare i propri alberghi in appartamenti da vendere sul mercato, in questo modo realizzando un cospicuo guadagno
senza dover esercitare altre attività economiche. La normativa attuale di fatto, facilità la conversione in appartamenti a quegli alberghi che non hanno parametri (come parcheggi, grandezza delle stanze ecc.) e che dunque appaiono come vetusti mentre rende molto difficile la trasformazione per quegli alberghi che hanno strutture più moderne e atte a svolgere una moderna attività alberghiera.
Il paradosso sta che in questo modo a chi ha investito negli anni in strutture moderne o ammodernate si dice di no e a chi invece, per anni, non ha mia investito in strutture risulta più facile la conversione immobiliare.
E’ un paradosso che premia comunque chi sicuramente ha apportato anche un minore valore aggiunto ai servizi turistici della città, una sorta di premio extra alla bassa qualità anziché a chi comunque la qualità strutturale l’ha assicurata nei propri hotel.
Ecco dunque uno degli elementi che blocca gli albergatori a fare investimenti di miglioria strutturale o di acquisizione di aree di servizio per l’attività alberghiera (aree parcheggi, garage, creazione di nuovi spazi come saune, palestrine ecc).

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Mag 29 2016

Sull’iniziativa non riuscita in Piazza del M5S. Buon episodio di democrazia.

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Ieri pomeriggio si è tenuto l’incontro pubblico promosso da molto tempo e con un forte battage promozionale con la presenza dell’onorevole locale, dei consiglieri comunali e deputati regionali. Oggettivamente non è stato un successo di pubblico con circa 20/30 persone presenti. Ero presente anch’io con alcuni amici.
Voglio però dare atto che hanno avuto comunque coraggio nel volerlo fare,non si sono scoraggiati nonostante lo scarso successo di persone e in questo modo comunque realizzando un episodio di democrazia, aperta e in pubblico.
Sulle risposte che Battelli doveva dare circa il portaborse e le consulenze non so dirvi nulla perchè dopo un’ora e trenta circa (l’evento è iniziato con forte ritardo) ovvero alle 19.40 siamo dovuti andare via.
Vi terrò comunque informati.

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Mag 28 2016

I sociologi (tutti corrotti) sul M5S…

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tratta da La Stampa del 19 06 – Per chi ha voglia di approfondire.
Il movimento è diventato un partito di parlamentari, attivisti relegati ai margini”
Jacopo Iacoboni
Il Movimento cinque stelle, se mai lo è stato, non è più un Movimento di meet up ma è diventato soprattutto un Movimento degli eletti: in primis il direttorio. E naturalmente la Casaleggio.
Chi studia il Movimento da anni sa che questa è la mutazione genetica in corso, ma adesso questa conclusione è rafforzata dal primo studio scientifico di questo genere, un’indagine condotta dall’Università La Sapienza e coordinata da Antonio Putini, che l’ha pubblicata su «Sociologia», la rivista quadrimestrale di scienze storiche e sociali (con un’ampia introduzione di Arianna Montanari). I sociologi, in occasione della kermesse “Italia a 5 Stelle” organizzata dal Movimento a Roma fra il 10 e il 12 ottobre del 2014, hanno diffuso 500 questionari agli attivisti (l’86% dei quali ha risposto), delineando un identikit non statistico, ma mai condotto con questi numeri, su che cos’è oggi l’attivista del M5S, e soprattutto come funzionino, se funzionino, e eventualmente, se esistano ancora, i meet up. I risultati sono rilevanti: scrive Putini che «i meet up “Movimento 5 Stelle” presenti sul comune di Roma sono 93 secondo la piattaforma “meet up ”, mentre solo 61 sono quelli ufficialmente riconosciuti dalla piattaforma Beppegrillo.it. Inoltre, dei 97 meet up presenti nel blog beppegrillo.it relativi alle quattro città di Milano, Roma, Napoli e Palermo, ben 21 erano inesistenti, e in altri 15 l’attività più recente (convocazione di una riunione, pubblicazione di un post o risposta ad un post), risaliva almeno all’anno precedente, mostrando una sostanziale inattività del gruppo». Traduciamo noi, e perdonate la brutalità: il Movimento cinque stelle dei meet up non esiste più, siamo dinanzi a un partito di parlamentari, peraltro collegato e almeno in parte diretto da un’azienda.
Nel 2012-2013, l’elettorato M5S era rappresentato in maggioranza da uomini di età fra i 35 e i 41 anni, oggi (fonte Cise) la classe di età più numerosa è fra i 45 e i 64 anni. Nel 2012 l’elettorato era equamente diviso tra nord, centro e sud, oggi il 57% dei voti proviene dalle regioni del Sud, il 31,4% dal Nord, e l’11,6% dal Centro. Gli attivisti M5S sono al 60% uomini. L’età media è di 39 anni, mentre la fascia di età più rappresentata è quella fra i 25 e i 29 anni. I laureati sono il 34,2% del totale (a differenza del 12,7% registrato nella media dei dati Istat), mentre il 49,1% dichiara di possedere un diploma. Il ceto medio impiegatizio rappresenta il 31,3% del totale, al quale va aggiunto un 5.3% di insegnanti, mentre il 25,5% sono liberi professionisti o dirigenti. Il 22,3 sono operai (14,9) e lavoratori atipici. Il 26.7% degli attivisti che ha risposto ha espresso un posizionamento nell’area di centro-sinistra, il 66% dice di non riconoscersi nella distinzione destra-sinistra (un’espressione che però, aggiungiamo noi, connota storicamente in Italia simpatizzanti di centrodestra).
Ricorda la Montanari che le deliberazioni online, «su un Paese di sessanta milioni di abitanti, non superano mai il numero di qualche migliaia». Putini nota che i meet up, anche quando sono presenti sul territorio, dipendono «dal centro per le posizioni e decisioni politiche, pena l’esclusione dal movimento»: «Nonostante la creazione nell’ultimo anno di un direttorio composto da cinque parlamentari, i cinque stelle non hanno creato i meccanismi di collegamento per ciò che riguarda i diversi presidi territoriali. In genere la ricomposizione dei diversi interessi e dei bisogni espressi dal variegato mondo dei grillini passa dal centro». Con tanti saluti alla partecipazione e ai territori.
Anche il sistema operativo è pochissimo usato: partecipa a votazioni online solo il 36.4% degli attivisti. «Dal Movimento degli attivisti siamo diventati il Movimento degli arrivisti», chiosa amaramente uno degli attivisti fondatori. Difficile, stando a questi dati, dargli torto.
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Mag 27 2016

Piano delle facciate per dare un pò di “bello” a Varazze

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Troppa anarchia per i criteri estetici. Sembra incredibile ma manca a Varazze un piano delle facciate
che coordini sopratutto il buon senso prima ancora che altri elementi tecnici. Dare almeno al centro storico (ma non solo)
criteri che lo rendano armonioso dovrebbe essere un aspetto primario. Altri Comuni, come nei giorni scorsa Albissola Marina lo hanno fatto, prevedendo per altro sconti per chi decide di rimettere mano alle proprie facciate.
Tutto ciò, non ci stanchiamo di scriverlo, ha un valore economico generale. Non si tratta dunque dei desideri di un esteta, ma di una necessità.
Varazze deve avere al più presto un piano che testimoni una logica attenta e moderna, che permetta il recupero dei colori originali e di armonie cromatiche che rischiamo di perdere e con esse un pezzo di identità e cultura.

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Mag 26 2016

In agosto non si opera. Tutti in vacanza per risparmiare. Il declino inesorabile della sanità pubblica

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E’ notizia confermata di oggi che i principali ospedali sui quali fanno riferimento i savonesi e le centinaia di migliaia di turisti chiuderanno le sale operatorie ad agosto.
Un’incubo tutto vero. Per risparmiare.
Se si cercava un indice che potesse fare capire a quale situazione siamo arrivati con la decadenza del servizio sanitario universale in Liguria, direi che oggi ne abbiamo le prove scientifiche.
Carenza di personale spesso esausto, strumenti tecnici super usati e il risparmio dei soldi (ma quanti? Nessuno lo sa con precisione) hanno fatto decidere per la chiusura programmata delle sale operatorie degli ospedali. Tale situazione è figlia di decenni di mala gestione, sprechi, incapacità gestionali manageriali e ora arrivano i conti da pagare per chi deve operarsi.
Non è uno scherzo. Leggete i giornali.
Il problema ancora più grave è per Varazze, che come noto è priva di un centro salute che possa dispensare anche solo un primo soccorso.
Io penso che se lo raccontiamo nel resto d’Europa chiamerebbero per un ricovero sanitario coatto urgente.
p.s. Saranno fatti salvi gli interventi per i quali occorre salvare la vita.

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Mag 26 2016

I tre elementi

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Il diritto pubblico e la dottrina dello Stato chiariscono che sono tre gli elementi che individuano uno Stato da una cosa che non lo è.
Uno di questi elementi sono i confini di uno Stato e l’integrità del suo territorio.
A prescindere dalle opinioni sulla gestione o meno dell’ondata migratoria economica che punta oramai esclusivamente l’Italia, il dato evidente è che la stessa non è in grado di garantire uno dei tre elementi costitutivi che ne dovrebbe fare uno Stato.
Non è un’opinione, ma un fatto oggettivo.
Questo al netto dei silenzi pre-elettorali vari dei media televisivi.

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Mag 25 2016

La sconfitta di Poste Italiane e il suo management (ma Varazze non c’è)

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Società di diritto privato che incassa mezzo miliardo di euro dal pubblico per svolgere il “servizio universale postale” ammazzando sul nascere ogni ipotesi concreta di concorrenza.
Poste Italiane come noto è presente a Varazze con una sede assurda che contravviene a ogni norma almeno di buonsenso e non solo (zero parcheggi, parcheggi selvaggi ovunque, carico e scarico in mezzo alla strada ecc.). Era però presente in alcune sedi distaccate nelle nostre frazioni ora chiuse. Eppure in altri casi (Albisola, Cairo,) ci si è opposti ricorrendo al TAR e notizia di oggi, i ricorrenti (Comuni) hanno vinto.
In poche parole Poste Italiane ha rinunciato a chiudere le sedi “periferiche” di Cosseria, Cengio, Cairo, Ellera.
Varazze non ha seguito questa scelta di opposizione più dura rispetto alle scelte del management di Poste Italiane, che pare volere prendere finanziamenti pubblici come una società pubblica e muoversi come una privata per farsi bella con bilanci positivi.
E’ stato un errore non ricorrere parrebbe, e forse oggi la sede di Alpicella ad esempio, potrebbe essere ancora aperta.
Resta un fatto di fondo: con Poste Italiane a Varazze occorre un confronto più preciso e severo a partire da una sede assolutamente inadeguata e poco degna di un luogo civile, scomoda, senza parcheggi, posizionata in un piano terra fronte marciapiede.
Bisognerà decidere cosa sono e come devo essere considerati. Se sono una società privata si dia la possibilità reale e non teorica di avere concorrenza e di seguire le richieste e la domanda dei clienti, se sono invece una società pubblica la smettano di fare i manager sulla schiena degli altri con soldi pubblici.

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Mag 24 2016

Differenziata: il chip che non c’è, anzi c’è.

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Polemica al fulmicotone nei giorni scorsi da segretaria del PD e assessorato ai rifiuti e igiene ambientale. Il tema era l’accusa che le tessere consegnate non avevano un “chip” (componente elettronico del circuito integrato) e dunque non erano in grado di dare e ricevere informazioni sull’identità e le abitudini di chi contribuisce al deposito dei rifiuti. Attacco coraggioso ma finito oggettivamente in poca gloria, in quanto pare evidente che una volta riconosciuta la carta i dati non vengono immagazzinati dalla carta stessa ma dalla parte di apparato elettronico posizionato presso i cassonetti. Ecco perché la tessera non ha alcun chip…
Al di là di questa “incidente” di percorso, forse dettato dalla necessità di critica, rimangono ad oggi i cassonetti privi di chiusura per “abituare” alla raccolta i cittadini prima che vengano aperti solo dalle carte (consegnate ai cittadini solo in parte).
Problema per noi sottovalutato, ci pare piuttosto la questione delle case affittate (in nero e non), dei bed and breakfast e più in generale delle seconde case: troppi si troveranno a luglio e agosto a non volere o potere seguire le regole con il rischio di spargimenti casuali di rifiuti. E molti faranno per comodità i finti tonti come nelle migliori tradizioni italiane. A onor del vero la questione si sarebbe presentata comunque a prescindere dal periodo di inizio della raccolta differenziata spinta, e forse aver preso il toro per le corna ed avere iniziato nel periodo più difficile, può essere stato utile.
Rimane comunque una campagna informativa di SAT troppo superficiale nella pianificazione e nell’attenzione alle peculiarità della principale città turistica che SAT oggi gestisce, forse non prestando sufficiente attenzione alle caratteristiche tipiche di questo tipo di città (che non è Celle Ligure per elementi di grandezza o Vado Ligure per elementi sociali ed economici).

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