Feb 17 2017

Priorità: una questione di scelte e di obblighi

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sottopassaggio Varazze
Era sicuramente una giornata ventosa…ma questo apre il ragionamento sulla Qualità urbana ovvero dei livello di vita offerto dalla Comune ai residenti. E’ la piccola piazzetta all’inizio di Via Guastavino, presso il sottopassaggio a pochi metri dal Comune. In passato lo si volle trasformare in una piccola galleria d’arte e ora malridotta, spesso sporca, con le opera d’arte vandalizzate.

Ovviamente nessuna telecamera di sicurezza. Costano poco ma non ci sono lo stesso. Un angolo della città sfortunato? Può essere. Ci viene poi in mente anche la piazza sottostante l’ex caserma dei Carabinieri dove oggi sono ospitati a tempo indeterminato i migranti economici: ci sono ruolotte e camper abbandonate da anni, su parcheggio pubblico, alcune con il muschio sulle ruote senza che mai nulla sia stato fatto. Il contesto che ne deriva è davvero brutto e il tutto a 300 metri dallo “sfavillante” centro turistico.

Il tutto contrasta ancora con le “grandi opere” e le grandi strategie urbanistiche che certamente solleticano l’interesse degli amministratori che vogliono “lasciare un segno tangibile” . Nessuno dice che non siano importanti. Siamo però sicuri che siano le priorità asoslute? In questi giorni si parla in Consiglio comunale delle aree degli ex cantieri Baglietto e della caserma nuova di zecca dei Vigili del Fuoco. Milioni di quà, milioni di là. Milioni anche per piazza Dante, sigh…. Bene…ma la qualità dei cittadini, quella di ogni giorno passa soprattutto dalla qualità dei servizi offerti:

sul livello di assisitenza alla Persona offerta,
sugli investimenti per servizi scolastici all’avanguardia e priorità
su strutture sanitarie di primo soccorso efficienti,
su accordo organici con sindacati, su “facilities” per giovani coppie residenti e i loro figli,
su sistem idi sicurezza pubblici evoluti (es. telecamere),
su una rete wi-fi e accesso veloca a internet che copra tutto il territorio,
sulla capacità di ricercare, ottenere e spendere ondi della comunti europea.
E’ una questione di scelte prioritarie. Ne sono state fatte altre che personalmente non condivido. E voi?

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Feb 07 2017

Monetizzare gli oneri di urbanizzazione serve?

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oneri urbanizzazione
Va di gran moda ed è una necessità. Quando si realizzano delle costruzioni o conversioni di palazzi ed edifici esistenti, la legge impone ai proprietari/costruttori di versare del denaro nelle casse del Comune o di realizzare delle opere concordate. Il tutto come fosse una sorta di indennizzo a vantaggio la Comunità.
Il problema è che oggi si sceglie quasi sempre “vil” denaro. Questo perchè il Comune può ovviamente disporne liberamente a seconda delle necessità. Il problema è che questo denaro una volta finito nelle casse comunali finisce un po’ ovunque. Il denaro permette infatti ai Comuni, spesso, di “tappare” buchi o di utilizzarli per opere pubbliche che non c’entrano nulla con l’intervento edilizio che ha consentito di incamerare quei soldi.
Così la città di fa carico di “insediamente abitativi crescenti” (ovvero centinaia di nuovi bilocali al posto di alberghi e case per famiglie più grandi), ovvero si sta riempendo proprio come Varazze, di migliaia di micro appartamenti che al turismo portano poco o nulla, e che intasano sempre di più con altre migliaia di auto la già intasatissima città di Varazze.
I soldi finiscono così nel nulla. Ad esempio, finiscono per pagare un ufficio del personale del Comune ,dove ci sono 3/4 impiegati per gestire poco più di 90 dipendenti, con uno spreco stimabile in 150.000 euro l’anno (se si calcola che la gestione personale potrebbe essere data all’esterno del Comune). Ecco allora che il “sacrificio” della città può essere stato nullo, con soldi spesi male o inutilmente.
Con il denaro incassato immediatamente dal Comune, si perde di fatto il controllo diretto dei benefici per la Comunità di fronte a nuove costruzioni, e si perde ogni percezione del rapporto diretto tra l’opera realizzata e i vantaggi per la Comunità.
Guardate non è poca cosa. Pensateci….

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Gen 27 2017

T1, la telenovelas continua?

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Sì, effettivamente la questione rischia di essere un poco noiosa. A renderla tale tuttavia, è il continuo rinvio e il fatto che molte conferme e certezze sono continuamente rimandate. Fossi l’Amministrazione pubblica (in questo caso i dieci anni per iniziare i lavori a piacimento non sono arrivati dalla Giunta Bozzano) fossi in Viale Nazioni Unite, qualche domanda me la farei.

Anche perchè il mese di gennaio 2017 è passato inutilmente. Bene, allora facciamo un pò di cronostoria degli annunci in pompa magna che prevedevano l’inizio dei lavori: 1° dicembre 2015, 2° gennaio 2016, 3° maggio 2016, 4° novembre 2016, 5° gennaio 2017. Questi solo quelli che ci ricordiamo noi con tanto di articoli di giornale che certificavano con dichiarazioni e “mano sul fuoco” che questa volta la città avrebbe visto riempirsi (di costruzioni) un buco nella zona di levante degno di Grozny.

E invece nulla. Silenzio ancora una volta. Se la credibilità era zero ora oggettivamente, con tutta la buona volontà del mondo, è sottozero. Con tutto quello che ne comporta, ovvero il campo sportivo “ostaggio” della situazione, trasformato chissà per quanto tempo ancora in una landa inguardabile, i soldi degli oneri che non si vedono e i privati che decideranno se e quando iniziare. Il silenzio ora è divenuto pesante e l’imbarazzo forte. Tuttavia, nulla si muove e la sensazione di impotenza cresce.

Di certo, ci sono operazioni sui cantieri ex Baglietto (abbattimento delle ex segherie) che darebbero vista mare alle costruzioni della T1 e magari invoglierebbero di più i costruttori. Forse stanno aspettando che quanto perseguito dal Comune per quella zona, diventi realtà e non fidandosi non iniziano fino a quando quei caponnoni davanti alla T1, effettivamente non saranno abbattuti. Certamente la sensazione di totale impotenza rispetto a quanto decideranno i proprietari dell’area è forte. Su questa situazione oramai il Comune ha deciso di non parlare più, non si sa se per disperazione o per totale sfiducia. La città comunque, smembrata rimane ferma, in attesa di non si sa più bene che cosa.

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Dic 03 2016

Varazze turistica? Manca ogni strumento per tutelarla

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La premessa è che non si vuole fare una critica all’assessore all’urbanistica Baccino che anzi, ha il merito storico di aver posto il problema (forse un pò timidamente?), cosa che in 40 anni nessuno incredibilmente ha mai fatto. Di certo c’è che a Varazze tutti hanno pensato a costruire interi quartieri ma tutti si sono “dimenticati” (?) di porre delle regole affinchè il costruito non rispondesse al gusto personale di qualche “archistar” o alla stravaganze-ignoranza di qualche ricco committente, ma piuttosto tenesse conto del contesto storico, culturale e armonico dei luoghi.
Già… si sono dimenticati tutti o quasi.. e così eccoci a contare degli autentici ecomostri disseminati che vanno a peggiorare quanto già fatto qnegli anni ’50,’60,’70 con le costruzioni selvagge.
Varazze non ha un regolamento edilizio, non ha un piano colore (pare in arrivo), non ha linee di indirizzo di mantenimento dei criteri estetici, almeno nelle zone più belle.
Un assurdo assoluto. Alla lunga un suicidio bello e buono che rischia concretamente di fare di Varazze un cugino stretto di un qualsiasi quartiere di Busto Garolfo. E voi in vacanza a Busto Garolfo ci andreste?
L’attuale assessore la questione l’ha posta e ha fatto bene, ma forse con troppo poca determinatezza e troppo poco appoggio politico su elementi molto , molto importanti. Il “bello” a Varazze sono soldi contanti, perchè solo nel “bello” si va in vacanza. Il bello a Varazze vuole dire non avere palazzi d’epoca riempiti di parabole satellitari come in Albania un tempo. Ad oggi, perchè lo sappiate un palazzo in pieno centro storico può trasformarsi in un abominio inguardabile o essere dipinto di rosso bomba senza che nessuno possa dire beh….
Grande lungimiranza. non c’è che dire.
Caro Baccino ci metta mano, rapidamente, con forza e decisione.

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Lug 08 2016

Permessi edilizi: trasparenza e cose chiare per tutti. Impariamo dalla Francia.

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Spesso presso i cantieri privati si vedono dei cartelli semi abbandonati e incompleti che indicano alcuni elementi per reperire proprietario/committente, ditta che esegue i lavori, ingegnere o architetto responsabile. Quando va bene. In Francia viene sempre allegato un prospetto che indica con chiarezza a chiunque:
- le variazioni di profilo e architettoniche
- modifiche di volumi
- riferimenti dettagliati per consultare le pratiche presso il Comune
Questo consente sicuramente una maggiore trasparenza e un controllo di quanto si verrà a creare. Ciò è giusto perché parte da un presupposto che è corretto, a maggior ragione nelle nostre zone, dove l’aspetto paesaggistico e armonico del territorio sono una ricchezza decisiva, anzi LA ricchezza fondamentale. Una casa orribile (quante ne hanno fatte negli anni passati?), un abuso edilizio non è solo un problema tra privato e Comune. E’ un problema comune nel momento in cui il brutto o il deturpante determinano un danno che potremmo definire “d’immagine”. Un danno permanente che rende più brutto il luogo che viviamo con tutte le conseguenze del caso di ordine economico e sociale. Ecco i francesi mi pare questo ragionamento, almeno in alcune zone dove ciò è importante, lo stiano facendo. Dunque più trasparenza, e cartelli più specifici ed esemplificativi.

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Mar 08 2016

La bruttezza della disarmonia urbana

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Con tutto il rispetto per chi ci abita, ci mancherebbe.
Questa palazzina trovo sia uno straordinario simbolo di quando il cattivo gusto sotto forma di disarmonia rende BRUTTE le città e i luoghi.
Era una palazzina fino ’800, primi ’900 con le sue proporzioni che nascono da un codice stilistico ben preciso che anche se non leggiamo, ci dicono…”sei in Liguria”. Poi qualche genio ha autorizzato un “cappello”, una “mansarda” che così come è fatta è un insulto alla vista.
Inguardabile.
Ora pensate di avere una città fatta di dimostrazioni scientifiche della disarmonia urbana come questa. Un incubo. Tante “robe” inguardabili come queste fanno una città inguardabile, una città inguardabile è un posto dove non ci va nessuno e chi ci abita diventa pure lui inguardabile.
L’assessore all’urbanistica Baccino aveva annunciato che presto sarebbero stati approvati codici di riferimento estetici (a prova di Commissione edilizia e dei danni che talvolta riesca a fare) ma non se ne hanno più notizie e ciò tanto è più importante in vista degli ampliamenti concessi dal “piano casa”.
Dunque, buona lettura (soprattutto alla Commissione urbanistica)
p.s. non l’ho ovviamente con chi abita lì. E’ solo un esempio (simbolo?) di che cosa di brutto si può fare partendo da un edificio armonico e bello.

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Feb 25 2016

Il manifesto di “Varazze la tua città” (sinistra PD). Cosa è vero e cosa non lo è.

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Dopo mesi di silenzio l’area che fa capo alla sinistra del PD (quella che ha perso a sorpresa le elezioni forte di un 40% di voti a livello nazionale e che ha visto le immediate dimissioni della candidata sindaco) ha pubblicato un manifesto sul retroporto. Si tratta del progetto portato avanti con caparbietà dai leader di questa area della sinistra PD e che è innegabile, sia stato impostato in modo sbagliato. L’Amministrazione Delfino o meglio l’assessore Carletto ha poi dato il colpo di grazia a un progetto che prevedeva un autentico grattacielo, presentato per altro entusiasticamente all’epoca, e fortunatamente “segato” grazie all’opposizione di alcune persone di buona volontà (tra le quali io). Ma torniamo al dunque, cercando di capere meglio cosa è scritto:
a. è Falso che il Comune incasserà 3 milioni di euro dall’operazione
SBAGLIATO il Comune incasserà 3 milioni di euro a completamento dell’intervento che è diviso in due tranche
b. sarà il privato a scegliere come costruire e versare il restante 1,5 milioni di euro
CORRETTO IN PARTE è vero che verseranno il restante 1,5 milioni di euro di oneri solo con l’inizio delle costruzione sull’area ex conceria Rocca ovvero quella più vicina alla stazione FFSS, ma è vero che devono iniziate entro un tot di anni e non è a tempo inderteminato
c. è falso che si interverrà nell’area ex Rocca
SBAGLIATO il privato se vorrà lo farà, come è nella logica delle cose visti gli investimenti fatti; lo potrà fare entro un tempo definito dalla convenzione approvata dalla giunta Busso, modificata Ghigliazza e modificata ancora da Carletto
d.nel ponente varazzino saranno realizzate solo abitazioni private
SBAGLIATO nella zona ex campo sportivo saranno realizzate infrastrutture pubbliche. Purtroppo le varie amministrazioni hanno spesso cambiato idea. Prima Busso volle prevedere una costruzione a più piani per mettere il campo sportivo sopraelevato e sotto i vigili del fuoco (irrealizzabile), poi Carletto impose la previsione di un assurdo polo natatorio con piscine olimpioniche

Si tratta dunque, di un manifesto generico, con imprecisioni e omissioni grossolane. Di certo c’è, che questa vicenda della T1 da 15 anni a questa parte, è state gestita in modo SBAGLIATO, concedendo troppo (progettualmente) e troppo lentamente ai privati (non stringendogli i tempi), con ipotesi progettuali grottesche a partire dai grattacieli, per arrivare alle piscine olimpioniche.
Il colpo di grazia è stata la brillante idea di concedere (assessorato Carletto) nei fatti, 10 anni di tempo alla società proprietaria per potere iniziare a piacimento i lavori ovvero quando più avrebbe gradito.
Come vedete, questa vicenda è una autentica fiera degli orrori. Tuttavia oggi, si tratta di portarla rapidamente in porto con buon senso ed equilibrio, sempre che per le condizioni del mercato immobiliare facciano decidere verso un avvio dei lavori.

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Gen 14 2016

I capolavori dell’urbanistica creativa

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Nuovi palazzi crescono. Fanno parte della sventagliata delle concessioni edilizie rilasciate a fine mandato della Giunta Delfino per firma dell’assessore Gerolamo Carletto.
Questo palazzo, già soprannominato “quello con piscina vista loculo” cresce imperterrito piano dopo piano e molti varazzini si chiedono se per caso non sono stati invertiti i progetti e in realtà si tratti del mitico grattacielo della T1.
Il problema è che da quello che si dice, la splendida realizzazione sia il risultato di una accorpamento di volumetrie varie, delle quali una parte provenienti da Alpicella/Faje.
Ora, pur con tutto il rispetto per Alpicella e Faje, bisognerebbe capire se per un amministratore serio le volumetrie delle Faje valgano quanto quelle a 10 metri dal mare e dunque valgano una per l’altra. Perché altrimenti, sarebbe interessante acquisire un po’ di volumetrie al Beigua e spostarle dove più ci aggrada. Già che si siamo….
Saremmo curiosi di sapere quante operazioni di questo tipo sono state liquidate alla fine dello scorso mandato. Un po’ di cose da capire ci sono.

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Ott 19 2015

Pannelli solari nel centro storico: un abominio estetico

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Basta andare nei centri storici, “storicamente” ben gestiti come quello di Loano. Non si sono neppure sognati di permettere di mettere dei terrificanti pannelli solari sui tetti del centro storico, giustappunto per trasformare quel poco che rimane del centro storico in un agglomerato simil Gaza o Il Cairo. Qui a Varazze invece, ce ne siamo fregati per decenni e basta guardare il centro storico dall’alto per vedere delle cose che voi “umani”…
Ci si chiede spesso come sia possibile che per decenni ce se ne sia infischiati di rendere più bello, armonioso e curato il centro di Varazze. Un mio caro amico mi ricorda spesso come sia decisivo che certi “decisori” amministrativi in Comune siano del posto e non di fuori, perché si sentono più responsabilizzati e in quel posto ci vivono davvero. Credo che abbia ragione. Perché altrimenti non si potrebbe spiegare la “grossolaneria” con cui è stata gestita la città da questo punto di vista. Sono altresì convinto che sia mancata per decenni una cabina di regia, ovvero un segretario comunale, che fosse all’altezza. Ovviamente rimane un mio parere e tale rimarrà anche se la situazione di degrado strutturale del Comune trovata lascia intendere che potrei avere ampiamente ragione.
Oggi le cose sono parzialmente cambiate. Mi risulta ad esempio, che i magici pannelli solari (per produrli, ad oggi è occorso emettere più Co2 di quella che fanno risparmiare, ma sono particolari..) oggi a Varazze non li facciano più mettere alla “Gaza” ma solo in linea con i profili del tetto. Se è così bene.
Certo che per accorgersene ci sono voluti 10 anni…

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Giu 25 2015

Aurelia bis: una follia sociale prima ancora che urbanistica. L’alternativa.

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Per anni ci hanno spiegato che Varazze avrebbe dovuto essere divisa in due come un’anguria da una magnifica strada (l’Aurelia bis) che si sarebbe potuta percorrere a velocità elevate. Avete presente l’Aurelia bis di Spotorno? Ecco una cosa del genere. Movimenti d’opinione in realtà interessatissimi hanno spiegato per anni alla popolazione ( piuttosto scettica a prescindere e giustamente) che Varazze doveva dotarsi di una “tangenziale” per alleggerire l’Aurelia sul mare per motivi turistici. Poi per fortuna l’ipotesi ha cozzato contro il tratto di roccia che va dalla Mola a S.Domenico che comportava per essere distrutta costi elevatissimi. Arrivò così l’ipotesi “corta” ovvero l’idea, sempre “geniale”, di spianare i giardini di S.Caterina e farla deviare da lì, evitando l’estrema parte di levante.
In tutto questo fervore ci si è dimenticati di particolari:
a. che Varazze sarebbe tagliata in due nel suo cuore, entrando nel tessuto urbano con una strada che avrebbe poco di meno da invidiare al Muro di Berlino in quanto ad impatto;
b. ci si dimentica, ma sono particolari, che fino a prova contraria Varazze è anche una Comunitò e non solo negozi, e sacrificare tutto per permettere alla gente di sfrecciare da una parta all’altra della città per bypassarla e possibilmente evitarla pare francamente delirante anche turisticamente parlando.
c. si capisce l’interesse che l’Anas può avere ma lo stesso ente ha rallentato rispetto ai bollori di alcune amministrazioni comunali precedenti, e meno male.
d. una roba del genere penso che oggi, non sia neppure immaginabile: una follia urbanistica e soprattutto sociale; sarebbe la storia di una strada che rompe, spacca a metà, condiziona per sempre la vita di una Comunità che ha bisogno di opportunità e non di barriere.
Piuttosto: riqualifichiamo bene tutta la zona attraversata dalla quella che si vorrebbe scelleratamente come Aurelia bis anche con spazi per bici, facciamo un ampio parcheggio di interscambio al Salice in zona casello autostradale, mettiamo navette ogni 3 minuti nel week-end e aumentiamo il costo (che è anche ambientale) di chi per forza vuole parcheggiare a 40 cm. dal mare anziché parcheggiare, magari gratis, all’uscita dell’autostrada prendendo senza attese una navetta con aria condizionata che lo lascia in centro dopo tre minuti.
Questo è il futuro.
Altro che costruire piste da corsa nel cuore della città.
Chi ci sta?

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